Simona Marchini

Attrice di teatro e di cinema, conduttrice radiofonica e televisiva, regista. Membro della Giuria per il Premio Nazionale Teatrale “Achille Campanile”
 
 

• Attrice. Conduttrice tv. Regista e grande esperta di lirica. Prima affermazione professionale nel 1979 con A tutto gag, grande popolarità con Renzo Arbore in Quelli della notte (1985: interpretava una telefonista svampita), fu poi alla conduzione di varietà come Prossimamente non stop, Pronto, è la Rai?, Piacere Raiuno. Personaggio poliedrico, è stata anche presidente della galleria d’arte contemporanea La nuova pesa, ambasciatrice Unicef, candidato (eletto) alle primarie del Pd 2007 nel quartiere romano Laurentino, direttore artistico del Todi Arte Festival (polemiche nel 2008 quando dopo sette anni venne rimpiazzata da Maurizio Costanzo). È membro del cda del Teatro dell’Opera (confermata da ultimo da Ignazio Marino nel 2013).
• Da ultimo vista in teatro (La mostra, 2011/13), al cinema (Una donna per la vita, 2013), in televisione (Don Matteo 9, Raiuno 2013).
• «Il suo debutto avvenne a quattro anni. Suo padre Alvaro, uno dei più grossi costruttori romani, mecenate di vocazione e comunista per passione, la buttò in palcoscenico a recitare Il porco di Trilussa davanti a un pubblico di Monteverde stanco di aspettare che lo spettacolo cominciasse. E fu un trionfo» (Simonetta Robiony).
• «La prima proposta professionale l’ho avuta da Elio Petri ma avevo 16 anni e mio padre si oppose. La seconda da Marco Ferreri per La cagna con la Deneuve e Mastroianni. Avevo già una figlia e accettai: peccato che a pochi giorni dalle riprese fui investita da un’auto e non se ne fece niente. La terza, quella buona, da Don Lurio conosciuto a Cortina dove mi avevano spedita per riprendermi dalla crisi del mio secondo matrimonio con il calciatore Ciccio Cordova. Don Lurio parlò di me a Romolo Siena, feci un provino, mi presero per A tutto gag dove facevo la battona del Raccordo Anulare. La mia vita cambiò. Anche perché sei anni dopo Renzo Arbore, che aveva visto quel provino, mi chiamò per Quelli della notte. Avevo raggiunto la massima popolarità dell’epoca».
• «Nel 1988 mi chiamarono per affidarmi la regia di un’opera teatrale (...) Io rimasi sbalordita della proposta anche se la mia passione per la musica era conosciuta (...) Si trattava di un’opera di Puccini. Ci misi l’anima e andò bene. Ma non era finita lì. Cantare, canticchiavo. In macchina con il grande baritono Leo Nucci mi divertivo a intonare delle arie. Fu lui a propormi di mettere su Le convenienze teatrali di Donizetti, operina deliziosa, molto recitata. Questa stranezza la proponemmo alla Fenice di Venezia e con mio sommo stupore, risposero entusiasti. Si aprì per me un periodo di studio senza pause, religioso» (a Michela Tamburrini).
• «È come se nei palazzinari ci fosse una volgarità congenita e niente riuscisse a togliergliela di dosso. Una malattia. La malattia della borghesia romana che era, è e resta tutta soldi e niente cultura. Io ho una galleria d’arte, la fondò mio padre nel 1958. A lui, ma era un’eccezione, piaceva frequentare pittori, artisti. Nelle gallerie d’arte di palazzinari se ne vedono pochi. Quando arrivano chiedono “Quant’è?”. E subito dopo: “Ammazza, costa troppo”»