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ultimo aggiornamento 01/11/2018

Achille e Rodolfo: due amici nelle campagne romane

Ospitiamo il contributo del Presidente del "Gruppo Wilcock Veliterno"

Marisa Monteferri




La “Campaniliana” che si è tenuta in questi giorni a Velletri presso la Casa delle Culture, di cui la Fondazione Cultura, l’Associazione Memoria ‘900, il figlio Gaetano e il giornalista Rocco Della Corte si sono resi promotore, mi hanno fatto tornare alla memoria la storia di una lunga e bella amicizia tra due persone di cultura vissute a Velletri, precursori nella scelta di voler abitare nella splendida campagna veliterna. Pochi sanno, molti ignorano, altri hanno invece dimenticato che Achille Campanile e Rodolfo Wilcock fossero legati da una buona amicizia. Rodolfo, stabilendosi in Italia dalla lontana Argentina in cui era nato da padre inglese e madre italiana, scelse di abitare in contrada Colle Formica, a sud di Velletri; ora, caduto in disuso il privilegio della contrada, rimane soltanto via Colle Formica: ma la proprietà di Wilcock, passata ad eredi e discendenti, dopo la sua morte, è ancora là, intatta nel suo aspetto semi-selvaggio e protetta da case e appezzamenti di terreno circostanti. Achille invece scelse un territorio a nord est di Velletri, in via Arcioni; un terreno lavico, fresco e rigoglioso che apparteneva a Velletri. Con la scissione degli anni Settanta Lariano si riappropriò di antichi confini ed ebbe la sua autonomia dalla nostra città. Dove Wilcock conobbe Campanile non si sa con certezza ma è lecito supporre che fosse stato in qualche redazione romana di giornali quotidiani, oppure nelle stanze di radio e televisione, che entrambi frequentavano per lavoro, più precisamente dove entrambi si stavano affermando nel proprio lavoro. Gaetano Campanile, figlio di Achille, era troppo piccolo per ricordare, ma un ragazzo allora adolescente e vicino di casa di Rodolfo, accompagnò il poeta, giornalista, scrittore, drammaturgo e traduttore a far visita ad Achille più d’una volta e la sua testimonianza diretta conferma l’amicizia dei due. Rodolfo, che della letteratura Novecentesca apprezzava soprattutto Tommaso Landolfi e qualche pagina di Carlo Emilio Gadda, aveva una grande stima del collega umorista, che trovava acuto e intelligente. Specialmente nei pomeriggi estivi andava a fargli visita per trovare anche un po’ di refrigerio montano; vi andava anche da solo e i due, mentre la signora Campanile badava al bambino Gaetano, rimanevano a chiacchierare e discutere di letteratura o di ciò che stavano scrivendo: sotto la pergola, c’era sempre un gradevole venticello e il tramonto era incantevole. Quando Rodolfo, di cui nel 2019 ricorre il centenario della nascita e Velletri si appresterà a festeggiarlo nel migliore dei modi, dopo dieci anni di vita veliterna si trasferì a Roma per ragioni di lavoro, Achille rimase nella sua casetta di Arcioni a scrivere i suoi testi umoristici. L’amicizia rimase però ben salda e ogni anno, per il compleanno di Achille, Rodolfo partiva da Roma per recarsi a fargli visita. Un paio di volte lo accompagnò Francesco Fantasia, allora giovane scrittore esordiente, con il quale Wilcock aveva già scritto a quattro mani “Frau Teleprocu”; il ragazzo ha poi continuato la sua carriera nel giornalismo radiofonico di radio tre. Rodolfo sapeva ben riconoscere le persone perbene e di talento: e se l’amicizia con Achille era durata così a lungo lo si deve proprio alle qualità che lo scrittore umorista aveva in se. In seguito Rodolfo si trasferì a Lubriano, nel viterbese, e non tornò più né a Roma né a Velletri. Nel 1978 sopraggiunse un attacco cardiaco causato da eccesso di colesterolo nel sangue, malattia ereditata per via materna e per la quale, allora, non c’erano cure. Nel maggio di quest’anno, grazie ad un concorso bandito dal “Lion’s Club” e dedicato agli artisti vissuti o transitati a Velletri, una poesia di Wilcock è stata scelta per essere incisa su una lastra di travertino e affissa, con altre, lungo il belvedere veliterno, una volta chiamato Ponte Rosso ed ora rinominato Viale Roma. Di Achille e Rodolfo restano i loro scritti a dare la dimensione della loro grandezza: e quando un autore è grande non c’è bisogno d’altro, basta leggerlo per sentirsene affascinati, stimolati, e magari anche ispirati a tirare fuori il meglio di se cercando di eleggerlo a proprio Maestro.