Il sito non utilizza cookies di profilazione ma solamente quelli necessari al suo buon funzionamento.
Se continui ad utilizzarlo, noi assumiamo che tu ne sia felice.
Continuo

Sito ottimizzato per Mozzilla Firefox e Internet Explorer
>
 





ultimo aggiornamento 09/01/2018

Achille Campanile (4 gennaio 1977 - 4 gennaio 2018): un foglio e una penna per romanzi paradisiaci?

Rocco Della Corte



Si sarà recato a “Paradiso”, quella villetta solitaria eretta a mezza costa della montagna, finita certamente in subbuglio per l’arrivo dello scrittore. Ma non avrà chiesto altro che un po’ di carta e quella tranquillità che solo lo scrivere poteva dargli, lontano dai rumori della città e vicino, con la mente e con l’inventiva, alla periferia e ai tramonti sul mare. Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio del 1977 Achille Campanile, un uomo dell’Ottocento per l’anagrafe a causa di pochi mesi, ma un dotto autore novecentesco che attraversa tutti i periodi capitali (e senza capitali) delle lettere italiane, si spense nella sua casa tra Velletri e Lariano, dopo una vita all’insegna dei romanzi, del teatro e della drammaturgia. L’ultimo scherzo, come titolavano i quotidiani del giorno dopo, l’ultima tragedia in due battute del patriarca dalla lunga barba, silenzioso e meditativo. Una scomparsa che, paradossalmente, diede ancora più valore ad una penna che ha attraversato il secolo vivendo e filtrando tutte le sue evoluzioni, negative e positive. La guerra, la diffusione un po’ ambigua dell’editoria, la crisi (permanente) del teatro, i fasti dello sport con il giro d’Italia, la società letteraria e quella della critica, la televisione – troppo invadente per essere vera, bisognava spiegarla al popolo – e infine l’ispirazione pura, con il picco massimo della maturità autoriale rappresentato forse – lo deciderà la critica “signorile” - da L’eroe. Nella ricchezza del lessico, vera fonte inesauribile da cui Campanile trae la materia da plasmare, come demiurgo della parola, emergono infatti la trama e il concetto del suo ultimo lavoro, edito da Rizzoli nell’aprile del 1976. Come si fa a definire eroe un eroe? Serve una vita avventurosa? E quali fatti, praticamente parlando, rendono degna di nota un’esistenza se non i propri? L’incipit del romanzo, che non rinuncia alla patina umoristica sollecitata da un substrato nostalgico, conduce in medias res nel forte di Alcantares, dove al narratore capita di vivere clandestinamente. Un covo di eroi, freddi e sprezzanti del pericolo, parenti – più o meno lontani – degli storici cavalieri medievali. Eppure l’assedio è un concetto che intriga Campanile: per un fine giocoliere del parlato (e dello scritto) non può che accendersi un meccanismo mentale di auto-difesa e auto-analisi, con l’ovvio che diviene paradossale: se il sacrificio del giovinetto, cui si assiste per glorificarlo, fosse andato a vuoto, sarebbe ugualmente un eroe? A ciò va aggiunto il fatto che, nella classica tessitura di colpi di scena credibili ma impensabili, il giovinetto ricompare davvero. E allora la domanda sull’eroismo, inteso come un concetto generale, trova una risposta, che Campanile dà e non dà, da sopra la sua poltrona. Il critico letterario e scrittore Giorgio Montefoschi (che ebbe il privilegio di conoscerlo personalmente) ha ricordato in un recente intervento come Achille sia morto facendo uno starnuto: un gesto dall’eco smisurata, un commiato alternativo e originale come il suo epitaffio e la sua sepoltura di Velletri, luoghi che oggi - nonostante l’ironia e lo scioglilingua - la lacrima te la strappano lo stesso. Quarantuno anni dopo Campanile è ancora vivo, e se si ha bisogno di lui e non c’è, stiate sicuri che “torna subito”.
 
Si chiude l'esperienza della "Campaniliana 2017". Un ringraziamento a tutti anche da parte del sottoscritto, referente dell'Ufficio Stampa e membro del Comitato Scientifico per l'edizione 2017. Un caloroso ringraziamento al Direttore, Maestro Claudio Micheli, alla referente del Premio, Vera Dani, alla segreteria organizzativa con Katia Bacchioni per la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri. Un altrettanto affettuoso grazie all'Associazione Culturale Memoria '900, di cui faccio parte con orgoglio, nelle persone di tutti i soci tra cui menziono Ornella Evangelisti, Patrizia Bigi, Emanuela Treggiari. I miei complimenti a tutti coloro che hanno collaborato e contribuito, dai reading all'accoglienza per gli studenti, fino alla rappresentazione teatrale del 29 ottobre scorso. Ultimo, ma non ultimo, un caloroso ringraziamente al figlio dello scrittore Gaetano Campanile, per la fiducia riposta nella mia persona e la spontaneità con cui ha presenziato, lavorato e dato vita a questa importante iniziativa per Velletri insieme a tutta la squadra.
Rocco Della Corte