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ultimo aggiornamento 13/06/2020

Nanni Delbecchi: “Considerare Campanile un umorista non è un pregiudizio, è un abbaglio”

Il giornalista del "Fatto" racconta il 'suo' Campanile

Intervista a cura di Rocco Della Corte



Nanni Delbecchi
Redattore del “Fatto Quotidiano”, ha iniziato al “Giornale” di Montanelli, poi alla Voce, poi dove è capitato. Si fida del caso. Questa la presentazione ufficiale, o breve biografia, di Nanni Delbecchi, giornalista professionista e è un appassionato campaniliano di lunga data. La sua passione per lo scrittore delle “Tragedie in due battute” è talmente contagiosa che si evince da ogni singola risposta.

Nanni Delbecchi, lei è un appassionato di Achille Campanile. Quando è nato il suo interesse per questo scrittore e come lo ha scoperto?

La prima volta che ho aperto un libro di Campanile, dopo aver letto la prima pagina. Alla seconda ero già conquistato.

Qual è il suo libro preferito di Campanile e come argomenta la scelta?

Naturalmente proprio quel primo libro, “Ma che cos’è questo amore?”. E’ una questione di gratitudine: lo preferisco perché mi ha fatto scoprire Campanile.

Dalle “Tragedie in due battute” a “L’eroe”, la produzione campaniliana presenta un corpus vastissimo e variegato. Quali sono i tratti distintivi del suo stile narrativo che più lo rendono, ai suoi occhi, meritevole e che più la colpiscono?

Campanile ha un senso del paradosso strepitoso, che la sua eleganza linguistica rende ancor più insospettabile. E’ un ginnasta che si presenta alle Olimpiadi in smoking. E vince la medaglia d’oro.

Campanile non è un autore che arriva immediatamente durante le rappresentazioni teatrali. Questo ne ha pregiudicato la diffusione tra il “grande pubblico” oppure ha contributo alla riscoperta successiva alla sua morte?

Credo che nel culto di Campanile il teatro sia un falso problema. Le Tragedie in due battute sono prima di tutto letteratura, l’emozione nasce sempre dalla lettura. Secondo me per esaltare la vis comica di Campanile basta leggerlo ad alta voce, non importa se si scelgono le prose o i pezzi per il teatro. Certo, bisogna esserne all’altezza, come lo è stata per esempio Piera Degli Esposti.

Spesso si parla di imbarbarimento del linguaggio e di svilimento della grammatica, anche in merito a quello che accade nei dibattiti sui social. Campanile, che valorizza così bene la parola, potrebbe rappresentare un antidoto a questo declino?

Campanile è un antidoto alla malinconia. Quindi, a tutto.

Uno dei grandi scogli contro cui si è scontrato Achille Campanile è stato il pregiudizio nei confronti del teatro umoristico, definito un genere minore. Questo pregiudizio oggi è stato finalmente superato o semplicemente è presente in maniera diversa?

Considerare Campanile un umorista non è un pregiudizio, è un abbaglio. Ma forse un abbaglio inevitabile, nel paese del libro Cuore.

Nella conferenza al Circolo Ufficiali, nel 1950, Campanile dice: “Da che mondo è mondo perché si fanno le guerre? Per assicurarsi la pace. È raro che si faccia una guerra per arrivare alla guerra. [...] Se per assicurarsi la pace occorre fare la guerra, non sarebbe meglio rinunziare alla pace? Almeno non si farebbero le guerre. No! Perché se non si fanno le guerre che servono ad evitare le guerre, vengono le guerre”. Sembra una dichiarazione, con la sua carica umoristica, perfettamente adattabile ai tempi nostri…non trova?

Ai tempi suoi, ai tempi nostri, ai tempi loro (dei posteri)... Campanile è un motore a tre tempi.

È più difficile fare umorismo oggi o lo era di più ai tempi di Campanile, secondo lei, considerando i contesti storici e sociali?

Oggi c’è più concorrenza involontaria. La più difficile da battere.

Concludiamo le interviste chiedendo all’intervistato di cimentarsi con una frase di Campanile. Quella che le proponiamo è tratta dal “Dizionario letterario”, nello specifico la voce: Giornalismo – Un tempo toglieva uomini alle lettere; oggi – il che è più grave – ne dà. Come la spiegherebbe e come la commenterebbe?

Era già così ai tempi di “In campagna è un’altra cosa (c’è più gusto)”, oggi lo è ancora di più, e questo spiega perché in Italia ci sono sempre meno lettori. Sono tutti impegnati a scrivere.


Intervista esclusiva a cura di Rocco Della Corte – Responsabile Ufficio Stampa e Comitato Scientifico “Campaniliana” – Rassegna Nazionale di Teatro & Letteratura – www.campaniliana.it. Si ringrazia Nanni Delbecchi per la disponibilità e la gentilezza.