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ultimo aggiornamento 11/06/2020

Intervista a Giorgio Montefoschi: “Campanile era un uomo superiore ad ogni mondanità”

Lo scrittore e Premio Strega ricorda Achille Campanile

Intervista a cura di Rocco Della Corte



Noto scrittore, vincitore del Premio Strega, fra i più apprezzati romanzieri della scena letteraria italiana e non solo, Giorgio Montefoschi ha conosciuto personalmente Campanile. Oltre ad essere un grande esperto della sua produzione, dunque, può restituire un ritratto umano dell’autore. L’umorismo campaniliano ha vissuto diverse fasi nella ricezione da parte dei lettori, che a “ondate”, per citare lo stesso Montefoschi, lo hanno riscoperto.

Giorgio Montefoschi, lei ha conosciuto personalmente Campanile. Che ricordo ha di lui?

Ho avuto la fortuna di conoscere Achille Campanile nella metà degli Anni Settanta, quando lavoravo all’Ufficio Stampa della Rizzoli e il nuovo direttore editoriale, Mario Spagnol, cominciò a ripubblicare tutte le opere del Maestro, e insieme alcuni volumi di racconti inediti, con uno dei quali vinse per la seconda volta il Premio Viareggio. Io lo accompagnai a Viareggio, con mia moglie Lucia e sua moglie Pinuccia, e fui molto rimproverato da mia moglie perché non mi fermai mai per una “sosta”. A Viareggio, quell’anno, come premio, davano un quadro. Quando Achille lo ricevette disse a Repaci: “Leonida, se continuate così, la prossima volta darete le caramelle”.

Che persona era Campanile, al di là di ciò che si può immaginare leggendo i suoi romanzi e guardando le numerose interviste video disponibili sul web?

Ho detto che ho avuto fortuna di conoscerlo perché prima di conoscere tutta l’opera di una grande scrittore, ebbi l’opportunità di conoscere l’uomo: un individuo meraviglioso, superiore a ogni mondanità a ogni preoccupazione sociale, indifferente rispetto al successo. Sapeva di essere un fuoriclasse e gli andava bene così. Anche perché viveva in una bella casa di campagna, fra Velletri e Lariano, con sua moglie e suo figlio che adorava, svariati nipoti e un pollo che non avevano mai il coraggio di far secco.

Da scrittore, che cosa l’ha impressionata e la impressiona di quello stile e di quella scrittura?

Occupandomi dei suoi testi, ho avuto la possibilità di verificare da vicino quanto fosse perfetta la sua scrittura: cosa che del resto avevano già stigmatizzato prima di me critici importanti come per esempio Carlo Bo.

Secondo lei oggi è poco valorizzato oppure è stato sufficientemente riscoperto?

Campanile è andato sempre “a ondate”, da un punto di vista editoriale. Quando fu riscoperto da Spagnol ne riparlarono in tanti, da Siciliano a Eco. Poi è subentrato una sorta di silenzio. Ora credo sia tornato il momento in cui le nuove generazioni debbano essere messe in grado di leggere i racconti, i romanzi, il teatro di questo scrittore importantissimo della letteratura italiana. La sua amicizia è stata per me un dono prezioso che non potrò dimenticare mai.
 


Intervista esclusiva a cura di Rocco Della Corte – Responsabile Ufficio Stampa e Comitato Scientifico “Campaniliana” – Rassegna Nazionale di Teatro & Letteratura – www.campaniliana.it. Si ringrazia Giorgio Montefoschi per la disponibilità e la gentilezza.