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ultimo aggiornamento 07/06/2020

Alessio Boni, dalla prima volta a teatro al grande successo: “Non ho mai incontrato persone con il senso dell’umorismo che non fossero intelligenti”

Intervista al grande attore

Intervista a cura di Rocco Della Corte



Alessio Boni

Attore stimato e apprezzato al cinema, a teatro e in televisione, Alessio Boni ha iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo nel 1988. Ha interpretato diversi classici, compreso il “Don Chisciotte” liberamente ispirato al romanzo omonimo, del quale ha curato anche la regia. La sua carriera è costellata di successi e di premi prestigiosi, e sono moltissimi i ruoli “impegnati” a cui ha dato la voce e il volto. Lettore e conoscitore di Achille Campanile, Alessio Boni inizia a raccontare la sua esperienza nel mondo della recitazione da un particolare motto che rappresenta un po’ uno stile di vita.
 
"Se il tuo mondo non ti permette di sognare, scappa verso un dove puoi". Sul suo sito ufficiale è scritto che questo motto la ha sempre caratterizzata. Come lo può raccontare e come lo ha adattato alla sua professione?
 
È molto semplice, ci sono due cose nella vita con cui conviverai per sempre e che non scegli. Puoi scegliere tutto nel momento in cui nasci: amori, professioni, amicizia... Le uniche due cose che non si scelgono sono il dove nasci e in che famiglia nascerai. Potresti essere nato in Afghanistan, in Senegal. Questa cosa frutto del caso ti costringe a farci i conti per tutta l’esistenza. Se io sono un nato in un posto che non mi fa sognare, chi mi dice che devo restarci tutta la vita? Sempre che sia permesso, perché penso sempre a chi vive nelle ristrettezze economiche o in scenari di guerra e non può, bisogna spostarsi. Lo ho fatto e ho preso un treno, sono andato a Roma e ho frequentato l’Accademia di Arte Drammatica. Sognare non è stare sulle nuvole, l’immaginazione ci rende più leggeri. Immaginare, ricordare delle favole, avere un sentimento ci fa stare oltre il fatto pragmatico di tutti i giorni. L’uomo senza immaginazione finisce, dice bene Cervantes nel “Don Chisciotte”: è vero che i mulini a vento non sono i giganti e i greggi di pecora non sono i saraceni, però se ogni tanto nella tua vita non pensi che lo siano, la stessa vita si riduce a una trappola di doveri e bisogni. Per questo è importante il mondo dello spettacolo, e in tempo di pandemia ancor di più: consente di viaggiare, immaginare, pensare. Non sono una persona astratta, so rimanere con i piedi per terra, ma c’è bisogno di leggiadria, di panacea per l’anima, di evadere insieme: è la costituzione dell’uomo cercare la bellezza e la fantasia. Se non ci si stupisce più per la bellezza e si pensa al solo pragmatismo, la vita diventa bianca e nera, perde di colore e ci si inaridisce. Oggi la parola “utopia” sembra negativa, invece è bellissima: io spero di arrivare là, col mio immaginario, come i bambini. Hai più fiducia nel futuro grazie a questo, se non hai fiducia nel futuro non l’hai neanche in te stesso. Il nuovo fa paura, ma la novità è la cosa che può dare la vita… Il sogno non va proibito a nessuno, anche Primo Levi ce lo insegna e lo ha spiegato benissimo con i suoi difficili trascorsi.
 
Dopo diversi tentativi di lavoro, ha compreso che la sua vita sarebbe stata la recitazione guardando “La gatta cenerentola”, opera teatrale ispirata alla fiaba e con una forte attenzione alle tradizioni orali e popolari. Cosa l’ha colpita di questo lavoro di Roberto De Simone?
 
La fantasia, che forse già mi apparteneva. Mi invitarono a teatro quasi per caso, io non sapevo neanche cosa fosse. Andai al “Sistina”, era il 1988. Vidi l’opera, e non ci fu bisogno di capire, mi vennero i brividi dalla colonna vertebrale alla testa. Ho pensato che avrei voluto fare questo e sono iniziati tanti incontri. È partito tutto da lì… se avessi visto uno spettacolo non appassionante, avrei fatto lo psicologo. La prima volta può cambiare tutto, nel mio caso ha fatto emergere la passione. Ho scoperto di avere una grande passione dentro che si è alimentata sempre di più, e che mi fa sentire meno la fatica. Io spero e auguro, a mio figlio piccolo, che abbia una grande passione, qualsiasi essa sia.
 
Ha mai incontrato il teatro di Achille Campanile, da lettore o da spettatore? Che impressione ne ha avuto, con l’occhio da addetto ai lavori?
 
Ho letto tantissimi libri di Campanile, non ho mai visto però un suo spettacolo teatrale. Ricordo bene “Il povero Piero”, ovviamente le “Tragedie in due battute”, “Agosto, moglie mia non ti conosco”, “Vite degli uomini illustri”. Mi hanno colpito il suo umorismo, gli esercizi di stile per fare sorridere, l’ironia sempre attuale, la leggerezza che lo contraddistingue in ogni riga.
 
Il senso dell’umorismo oggi nel mondo dello spettacolo è differente da quello che c’era al tempo di Campanile?
 
È molto diverso, gli aforismi e le battute di Campanile oggi sarebbero capite e recepite diversamente. Lui ha interpretato il suo tempo e lo ha fatto egregiamente.

Campanile distingueva il comico e l’umoristico, dicendo che la comicità è oggettiva e l’umorismo è soggettivo. Oggi questa distinzione è meno netta rispetto al passato? Concorda con la definizione campaniliana?
 
Ricordo questa distinzione fatta da Campanile, e sono molto d’accordo. La comicità può venire anche da una persona buffa, chi coglie il preciso momento comico riesce a far ridere. L’umorismo, invece, implica un’ironia diversa, deve includere riferimenti storici e conoscenze: devi conoscere e avere una base intellettuale per comprenderlo, comprende diversi argomenti. Ho incontrato tante persone intelligentissime ma prive di senso dell’umorismo, quella è una cosa in più che deve essere nel cervello. Non ho, di contro, mai incontrato persone con il senso dell’umorismo che non fossero intelligenti. Queste persone sono in grado di fare dei riferimenti letterari, storici, culturali che scatenano l’ironia. Senza rimandi culturali, non funzionerebbe l’allusione. Questo era Achille Campanile… L’umorismo viene sempre da una cultura pazzesca e da un’intelligenza altrettanto eccellente, come appunto era lui.
 
Intelligenza e umorismo vanno a braccetto, non è scontato…
 
Non lo è, l’umorismo è una cosa che fa parte della sagacia e della velocità del cervello di una persona. È un talento a parte.



Intervista esclusiva a cura di Rocco Della Corte – Responsabile Ufficio Stampa e Comitato Scientifico “Campaniliana” – Rassegna Nazionale di Teatro & Letteratura – www.campaniliana.it. Si ringrazia Alessio Boni per la disponibilità e la gentilezza.