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ultimo aggiornamento 06/06/2020

Quella voglia irrefrenabile di entrare gratis a Teatro!

Un racconto contenuto in "Vite degli uomini illustri"

Rocco Della Corte



Al Giro d'Italia nel 1932
Achille Campanile ama giocare con i personaggi storici. Li colloca nella loro dimensione, facendoli diventare più letterari che mai, e fornisce nuova luce alle loro gesta, filtrandole con una prospettiva originale e ineccepibile dal punto di vista logico. Non sfugge a questa carrellata, nel celebre lavoro antologico delle “Vite degli uomini illustri”, Gutemberg, inventore della stampa. Sulla stessa falsa riga degli assiomi volti a dimostrare la disuguaglianza fra asparagi e immortalità dell’anima, Campanile costruisce la propria dissertazione da un dato incontestabile: il celebre scopritore non poteva avere la passione dei libri, dal momento che non se ne stampavano. In assenza dei compagni di carta con cui trascorrere le lunghe giornate, non restava che l’opzione del teatro. Purtroppo, però, era molto costosa e Gutemberg, di buona famiglia ma costretto a rinunciare ai lussi, non poteva permetterselo. Dalla difficoltà nasce l’idea rivoluzionaria, sembra suggerirci Campanile, ma a bassa voce e nella vita di tutti i giorni. L’ingegnarsi del suo personaggio, infatti, non è di certo mirato a qualcosa di epocale ma anzi tenta solamente di soddisfare un bisogno quanto mai pratico e pragmatico, quello di fare soldi per togliersi uno sfizio. La prima idea alla quale lavora il Gutemberg campaniliano è ardita: creare un antidoto alla visibilità per poter passare, in sordina, all’ingresso del teatro senza farsi scoprire dalla sicurezza. Come tutti gli inventori anche lui si cimenta con i fallimenti: viene scoperto, ridicolizzato, arrestato. Un’ipotesi estrema lo conduce a valutare l’opportunità di diventare attore per entrare a teatro da un’altra parte, quella del palco, ma gli sembra francamente troppo laboriosa come soluzione. Pensa che ti ripensa, alla fine arriva la folgorazione. In quale modo, soprattutto un tempo e prima che diventassero poveri come oggi, gli esseri umani potevano entrare vedendo rispettata la loro autorità e non rischiando una molesta e inelegante richiesta di danaro per pagare il biglietto di ingresso? Diventando giornalisti oppure facendosi fare un accredito stampa. Proprio quest’ultima fu la parola chiave: Gutemberg fa un salto nel futuro e all’ingresso del teatro quando pronuncia la parola “Stampa” nessuno osa chiedergli neanche il tesserino. È chiaro che Campanile mischia i secoli e le convenzioni, fa un pasticcio totalmente logico e assolutamente perdonabile di storie e consuetudini. Oggi la stampa è quanto mai divisa in due tronconi e non sempre viene celebrata come un tempo, anche per demeriti propri. Qualche volta, però, l’accredito viene concesso con gentilezza, così come l’udienza viene data volentieri a un giornalista piuttosto che a un fruttivendolo, per esempio. Gutemberg perfezionò la parola inventata trasformandola nel più vasto insieme che include libri, pubblicazioni, quaderni. I giornalisti contemporanei, invece, devono presto mettere mano ad un altro gap per riunificare la categoria e far sì che non ci siano diversi tipi di “stampa”!