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ultimo aggiornamento 03/06/2020

Intervista a Emanuela Grimalda: “L’umorismo è necessario, soddisfa la voglia di ridere e di capire. Campanile? Un magnifico rivelatore”

La grande attrice, comica, umorista e imitatrice ripercorre alcuni punti della sua carriera

Intervista a cura di Rocco Della Corte



Emanuela Grimalda con l'opera omnia di Campanile
Tra le principali attrici umoristiche per teatro, cinema e televisione, Emanuela Grimalda è uno dei volti più apprezzati nel mondo dello spettacolo contemporaneo. Triestina di nascita, si è diplomata alla scuola di teatro “Alessandra Galante Garrone” di Bologna e ha debuttato al cinema nel 1996 con “Uomo d’acqua dolce”. Al fianco di Gigi Proietti ha recitato in “Febbre da cavallo”, mentre con Mariangela Melato e Cristiana Capotondi è stata protagonista della fiction “Rebecca. La prima moglie”. Molto popolari i suoi ruoli in “Tutti pazzi per amore” e “Un medico in famiglia”, ma oltre al grande e piccolo schermo c’è tanto teatro con molti registi del calibro di Marco Barbieri, Vincenzo Salemme, Serena Dandini. Nel 2013 cura la regia teatrale de “Il giorno è servito”. Famosissime sono le partecipazioni a "BRA, Braccia Rubate all'Agricoltura" di Serena Dandini e "Non c'è problema" di Antonio Albanese. Uno degli ultimi lavori in ordine di tempo è “Dio è una signora di mezza età”, surreale monologo tutto da ridere. Non è mancato, nella formazione professionale di Emanuela Grimalda, l’incontro con le pagine di Achille Campanile: la grande attrice lo definisce una fonte di ispirazione e un “rivelatore”.

Emanuela Grimalda, lei si è formata alla Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone e nasce proprio come attrice teatrale. Quando ha sviluppato questa passione per la recitazione e quali sensazione l’hanno spinta a salire su un palco?

I miei primi ricordi riguardano le elementari. Leggevo e scrivevo molto bene e così la maestra mi faceva leggere a voce alta i miei temi in classe. Da lì le recite scolastiche e quelle dell’oratorio. Mi ricordo il piacere delle prove, della ripetizione. Nell’adolescenza poi ho sviluppato una terribile insicurezza. Eppure a 17 anni a Trieste ho frequentato il mio primo corso di teatro. Che io sia diventata un’attrice è un miracolo. Io volevo fare la pittrice o la scrittrice. Non avevo il coraggio e la sfrontatezza che servono per salire su un palco. C’è voluta Bologna dove mi sono trasferita a 19 anni per frequentare l’allora mitico DAMS e l’incontro con Marco Barbieri che mi fece trovare un suo copione sul davanzale con un biglietto: 'Ti va di metterlo in scena con me?' E’ cominciato tutto da lì, con dei monologhi. Sulla scena però mi hanno spinto il terrore e anche la rabbia e la voglia di dire voce alta: io esisto. E ancora oggi, dopo tanta fatica e felicità, lo dico. Io esisto.

Il suo canone artistico per eccellenza è ovviamente l’umorismo, pur avendo interpretato in maniera eccellente ruoli seri e tragici: la ricordiamo ad esempio in “B.R.A.”, storica kermesse del “Piccolo Jovinelli”, oppure in “Un medico in famiglia”, dove interpretava il pittoresco personaggio di Ave. Quali doti ci vogliono, copione a parte, per far riuscire effettivamente un personaggio comico o umoristico, dalla mimica alla voce?

Il personaggio comico per me nasce da una perdita. Facendo ridere io cerco qualcosa. Che non è la risata ovviamente, la quale è anzi, per certi versi un effetto collaterale. Direi che la sapienza del comico è quella di nascondere il suo intento. Detesto i comici che ridono delle proprie battute. Togli a me, pubblico, il piacere di crederci, mi sveli il gioco, me lo rovini. Inoltre io riconosco al comico una natura sovversiva che oggi si è quasi completamente persa. Il comico è diventato semplicemente un intrattenitore. Una fine piuttosto meschina. Comunque, per rispondere alla domanda, il comico usa tutto il suo corpo, che è il suo armamentario con una libertà totale. O almeno così dovrebbe essere. E usa anche la miseria della sua anima per farne la grandezza.

Lei ritiene che il teatro comico e umoristico sia ancora considerato di “Serie B” in Italia e non solo rispetto a quello drammatico, nonostante sia evidente che la gente sempre più cerchi la risata nello spettacolo?
Gli attori comici sono considerati di serie B anche oggi?


Direi di sì e la cosa è piuttosto buffa perché la comicità è un’arte molto difficile. Ma a me sta bene, mi piaceva quando gli attori venivano seppelliti fuori dalle mura della città. Un motivo ci sarà stato e io lo rivendico. Inoltre ritengo l’umorismo necessario. Non soddisfa solo la voglia di ridere, ma anche quella di capire. A questo proposito ho coniato un aforisma che descrive cos’è per me la comicità. La comicità è disperazione e senso del ritmo.

Achille Campanile è considerato il padre dell’umorismo. Lo ha incontrato nella sua formazione professionale?
Cosa la colpisce di questo scrittore così unico nel suo genere?

Ho letto Campanile negli anni della giovinezza, quando si leggevano i classici dell’umorismo come, appunto, dei classici. Non ho mai avuto la fortuna e il piacere di “recitarlo”. Ma si sa che gli artisti sono sempre una fonte di ispirazione. E lui lo è stato sicuramente per me, soprattutto a livello letterario, visto che sono a mia volta autrice di testi comici e di pièce teatrali. Le cose si leggono, si vivono, si sedimentano e poi rinascono con una nuova forma, sotto un altro sole. E’ la bellezza del processo creativo. Della scrittura di Campanile mi ha sempre colpito l’ingegno della costruzione, il gusto del paradosso, che in qualche modo fa “esplodere” la situazione. E si ride. Ma il paradosso svela i reali meccanismi della vita. Ecco, sì, è un magnifico rivelatore.

Amiamo concludere le interviste su Campanile facendo commentare agli artisti alcune citazioni del Maestro, chiedendo loro cosa ispirano. A cosa pensa Emanuela Grimalda quando legge questa celebre frase campaniliana: “Non tutti credono nell'immortalità dell'anima, mentre che degli asparagi e della loro esistenza tutti sono certi, nessuno ne dubita. Eppure la verità è proprio l'opposto: si può dubitare dell'esistenza degli asparagi, non dell'immortalità dell'anima”?


Ieri sera ho fatto un meraviglioso risotto di asparagi e ho pensato all’immortalità dell’anima, senza dubitare dell’esistenza di entrambi. Complice anche un bicchiere di Morellino.


Intervista esclusiva a cura di Rocco Della Corte – Responsabile Ufficio Stampa e Comitato Scientifico “Campaniliana” – Rassegna Nazionale di Teatro & Letteratura – www.campaniliana.it. Si ringrazia Emanuela Grimalda per la disponibilità e la gentilezza.