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ultimo aggiornamento 31/05/2020

Intervista a Gabriele Cirilli: “L’umorismo fa bene al corpo. Di Campanile mi ha colpito la scrittura precisa, certosina e cavillosa”

Intervista al comico, attore, imitatore e umorista: dalla sua carriera al concetto di umorismo passando per Campanile

Intervista a cura di Rocco Della Corte



Gabriele Cirilli (Foto gentilmente concessa dall'Artista)

Comico, attore, scrittore e umorista, Gabriele Cirilli è un concentrato di energia e simpatia. Diplomatosi al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche diretto da Gigi Proietti a Roma, ha partecipato a innumerevoli trasmissioni nelle quali ha subito lasciato intravedere le sue indiscutibili doti di imitatore e comico. Presto è arrivato il cinema, poi le fiction, e tanto teatro. Celeberrime sono le sue imitazioni a “Tale e quale show”, dove è stato autentico mattatore per più edizioni, o il personaggio di Dante Piccione nella serie più amata dagli italiani, “Un medico in famiglia”. Nella sua formazione professionale, però, Gabriele Cirilli non ha fatto a meno di incontrare Achille Campanile. E a partire dalla funambolica produzione campaniliana abbiamo percorso con lui alcuni temi riguardanti il teatro e il mondo dello spettacolo contemporaneo, con un occhio di riguardo verso l’ambito umoristico. Ringraziamo Gabriele Cirilli per aver concesso, con gentilezza e cortesia, questa intervista all’ufficio stampa della rassegna nazionale di teatro e letteratura “Campaniliana” in programma ad ottobre in quel di Velletri.


Gabriele Cirilli, quando ha capito che avrebbe fatto dell’umorismo il suo canone artistico prediletto in film e spettacoli teatrali?


Quando si parla di umorismo si pensa subito ad una cosa che si dice o ad un’azione che si fa e che riesce ad innescare sul faccione delle persone con grande libertà centinaia di muscoli che illuminano gli occhi e fanno star bene la mente e il corpo. Ridere fa bene alla salute: fa bene alla pressione arteriosa, al battito cardiaco, alla circolazione e alla testa! Io questo riuscivo a farlo involontariamente già da piccolo all’asilo, poi a scuola, all’oratorio o in ogni situazione che mi permetteva di essere al centro dell’attenzione! E devo dire che senza volere riuscivo a divertire tutte le persone che mi stavano vicine. Lo facevo con battute, imitazioni, canzoni…

Ha mai incontrato il teatro di Achille Campanile, durante la propria formazione o per diletto? Se sì, cosa l’ha incuriosita di questo autore così particolare e definito il “padre degli umoristi”?

Sì, chiaramente, al Laboratorio di Gigi Proietti: la nostra insegnante Annabella Cerliani ci faceva mettere in scena Achille Campanile e devo dire che mi colpì molto il modo di scrivere di questo nobile autore in quanto pur essendo la sua opera rivolta a tutti i tipi di target, anche quello popolare, in qualsiasi testo vi era una prosa curata, una scrittura precisa, certosina e cavillosa, sempre alla ricerca di una ineccepibile e perfetta linguistica. Non faceva secondo me scompisciare dalle risate ma induceva sempre al sorriso che poi è quello che predispone al buon giorno.

Personalmente preferisce il cinema o il teatro come forma di espressione e perché?

Tutte le forme di spettacolo sono per me gradite, in quanto tutte si rivolgono al pubblico con emozione: per il cinema si aspetta il montaggio del film per poi capire se il pubblico ha gradito il lavoro! Per la tv si aspetta l’audience, il teatro invece è la forma di spettacolo che preferisco: si capisce immediatamente se il pubblico gradisce perché lo scambio di emozioni avviene all’istante ed è infatti il respiro e l’applauso immediato quello che accalora l’animo dell’artista!

Ci racconta un aneddoto relativo ad un film (o a una fiction) che le è rimasta nel cuore…?

Chiaramente il mio primo film, “In nome del popolo sovrano”, di Luigi Magni con il grande Alberto Sordi, Nino Manfredi, e così via. Ricordo che fui preso dal Regista al saggio della scuola di Gigi Proietti perché insieme al mio fraterno amico Flavio Insinna mettemmo in scena “La Tosca”, versione cinematografica trasformata in versione teatrale proprio da Gigi Magni e con Vittorio Gassman e Gigi Proietti. Forse lo colpì proprio questa scelta! Quando andai il primo giorno delle riprese sul set fui accolto dal regista, che era seduto accanto ad Albertone nazionale, con una frase: “Eccolo, è arivato l’allievo de Gigi molto talentuoso… vedemo un po’ che sa fare”!”. Alberto Sordi si alzò dalla sedia e venne verso di me a salutarmi, con mia grande sorpresa perché io non ero nessuno e non mi aspettavo tanto onore. Lo vidi con quei due fanali azzurri al posto degli occhi stringermi la mano e mi disse “Aho’, a chi tocca nun se ‘ngrugna eh?” E rise tantissimo… Lì capii la grande umiltà che contraddistingue i grandi artisti! Da allora cerco di essere sempre umile e vicino ai giovani che alle prime esperienze sono spaventati come lo ero io.

Un altro campo in cui lei si è distinto è quello delle imitazioni, pensando ad esempio a “Tale e quale show”: è più difficile imitare la voce e lo stile oppure la mimica e la postura?


Le imitazioni per me sono state lo spunto per interpretare a trecentosessanta gradi i vari artisti e mettere in evidenza tutte le forme d’arte insieme e cioè il ballo, il canto e la recitazione. Ha colpito non tanto l’imitazione, che non è proprio il mio forte, ma il divertimento che io mettevo nel rendere goliardici tutti i personaggi che imitavo, sempre con grande rispetto, come quando feci l’immenso Pavarotti o Claudio Villa o la mitica Orietta Berti o ancora l’indimenticabile Freddy Mercury. Ho interpretato settanta personaggi tra gruppi musicali come gli Abba e i Beatles o donne famose come Wanda Osiris e grandi cantanti come Giusy Ferreri, fino agli inimitabili Ligabue, Jonny Dorelli…… e tanti altri. Ma tutti mi hanno permesso di far arrivare a casa attraverso quella scatola nera chiamata tv un divertimento e un’emozione incredibile. E ancora oggi la gente quando viene a teatro a vedere i miei one man show mi ringrazia di quei momenti di spensieratezza regalati durante mie esibizioni.

L’ultima domanda lasciamo che sia Achille Campanile a fargliela: libero spazio alla fantasia e all’interpretazione di Gabriele Cirilli per la risposta. Le donne ci piacciono perché sono meravigliose, o ci sembrano meravigliose perché ci piacciono?

Io credo nel matriarcato: la donna è il motore della famiglia ed esattamente come nell’automobile, per cui se si ferma il motore si ferma la macchina, così nella famiglia se si ferma la donna (madre, moglie, nonna) si ferma la famiglia! Io sono insieme alla stessa donna da trentasei anni ed è lei che mi ha permesso di arrivare dove sono arrivato. Lei è il mio Est, il mio Ovest, il mio Nord e il mio Sud … minchia mi ha circondato! A parte gli scherzi, è il mio ieri, il mio oggi e il mio domani! D'altronde con lei riesco addirittura a trasgredire, come quando le ho detto “Amore facciamolo come non lo abbiamo mai fatto!” e lei mi ha risposto “Ok allora facciamolo io e te”! Evviva le donne!!!! P.S. Io e lei guardiamo in un'unica direzione!


Intervista esclusiva a cura di Rocco Della Corte – Responsabile Ufficio Stampa e Comitato Scientifico “Campaniliana” – Rassegna Nazionale di Teatro & Letteratura – www.campaniliana.it. Si ringrazia Gabriele Cirilli per la disponibilità e la gentilezza.