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ultimo aggiornamento 18/05/2020

Con Battista (e Achille Campanile) al Giro d'Italia

Un'opera del 1932

Rocco Della Corte



Circa un anno fa il Giro d’Italia passava a Velletri, e nonostante la pioggia l’evento richiamò a bordo delle strade centinaia di persone destando il positivo stupore dei telecronisti RAI, colpiti dal calore della popolazione veliterna di fronte ai corridori. Un evento nazionale storico, quello che assegna la maglia rosa, nel passato ancora più sentito di oggi, poiché non c’erano di certo le televisioni. Achille Campanile fu il vero e proprio capostipite di una generazioni di giornalisti e scrittori impegnati nel seguire il giro per raccontarlo, sulle colonne dei giornali, giorno dopo giorno. Dopo di lui, infatti, saranno cronisti delle corse illustri penne come Vasco Pratolini, Giuseppe Berto, Alberto Bevilacqua, Indro Montanelli, Anna Maria Ortese, Pier Paolo Pasolini, Dino Buzzati, Alfonso Gatto, Goffredo Parise, Giovanni Testori, e l’elenco potrebbe continuare. Nel 1932, Campanile, fu incaricato da “La Gazzetta del Popolo” di ricoprire il ruolo di inviato ufficiale per recensire il Giro vinto quell’anno dal mitico Antonio Pesenti, abile a prevalre sul forte belga Jef Demuysere. Erano anni di gloria per il ciclista italiano, che aveva già conquistato un terzo e un quarto posto ai Tour de France 1931 e 1932. Naturalmente il genio campaniliano non riuscì a ridursi ad una scarna e oggettiva cronaca, e diede adito alle creazioni della sua fantasia per creare le basi del futuro romanzo ciclistico “Battista al Giro d’Italia – Intermezzo giornalistico”, edito da Treves.

Protagonista di questa vicenda professionale e umana è Battista, un servitore che gli fa compagnia e che diventa corridore a sua volta, mischiando la realtà e l’invenzione in una meravigliosa confusione popolare. Infatti, come raccontano testimonianze dell’epoca, il personaggio divenne talmente proverbiale nell’immaginario collettivo che spesso all’arrivo delle tappe le persone cercavano di scoprire quale fosse il posizionamento di Battista, considerandolo un atleta in gara. L’esilarante opera che ne viene fuori è dissacrante e vivace, e come scrive nel volume “La coda del drago. Il Giro d'Italia raccontato dagli scrittori” Campanile «dimostra di conoscere bene le regole e le tecniche giornalistiche ma si diverte a incrinarle, se non a rovesciarle». “Battista al Giro d’Italia”, insomma, è un’altra opera unica nel suo genere, antesignana dei tempi moderni seppur risalente ai primi anni Trenta. E Achille Campanile sublima una manifestazione popolare su larga scala contaminandola con il suo inconfondibile umorismo.